La città spontanea: abusivismo a Roma

Roma e l’edilizia spontanea, l’abusivismo edilizio

Lo sviluppo insediativo abusivo, cioè illegale, a Roma è particolarmente rilevante per storia, estensione e popolazione interessata, presenta un dato molto superiore ad altre città italiane.

Il fai da te privatistico della residenza è un fenomeno, che caratterizza da tempo Roma e che ha determinato un fortissimo consumo di suolo proprio nell’ Agro Romano. Peraltro si aggrava ancor più nell’ambito del territorio metropolitano immediatamente limitrofo a Roma, costituendo un continuum  edificato.

Di fatto  circa un terzo del  territorio insediativo di Roma  risulta interessato da tale espansione illegale, che in base alle periodiche leggi sui condoni, oggi, è in parte sanata con l’onere per l’Amministrazione di provvedere alle relative urbanizzazioni e a tutti i servizi necessari pur in contesti molto difficili e confusi.

Tale sviluppo abusivo ha radici molto diverse e si è determinato dal dopoguerra fino ai nostri giorni e, purtroppo, continua ad essere ancor  oggi una pratica corrente, in modo più o meno strisciante, che non trova sufficiente ed adeguato contrasto al suo sviluppo, sia nel controllo che nelle conseguenti procedure di contrasto ed abbattimento da parte dell’ Amministrazione pubblica. Anche lì dove basterebbe procedere con demolizioni ed acquisizioni, secondo norma, c’è una sorta di attesa e di immobilismo che appare ingiustificato.

Come già detto le cause di tale sviluppo  abusivo sono molteplici. Un primo caso riguarda gli anni del dopoguerra, quando Roma accoglie moltissimi immigrati da altre regioni, perché offre lavoro per la ricostruzione legata al boom edilizio, che si va profilando. Gli insediamenti del dopo guerra di questi immigrati, negli anni 50-60, sono definiti di cosiddetta necessità , iniziano con baracche più o meno insediate nella campagna, intorno o a ridosso di piccoli nuclei di tradizione agricola, o addirittura di monumenti come i grandi acquedotti romani, e  si consolidano e/o crescono con il passare del tempo, se non trovano risposte sufficienti nelle politiche di assegnazione di case popolari. E’ il caso ad esempio delle baracche del Mandrione e di Torre del Fiscale , che si sviluppano e si consolidano negli anni lungo la struttura archeologica dell ‘Acquedotto Felice in lembi di Agro.

Ma c’è un altro sviluppo illegale, che avviene fra gli anni 60 e 70, molto rilevante, determinato da piccoli imprenditori,  che non hanno trovato risposta alle loro attese speculative nelle previsioni di piano e che costruiscono vere e proprie lottizzazioni a ridosso dei nuovi quartieri, in genere di edilizia economica e popolare previsti dal PRG, fruendo  abusivamente delle nuove urbanizzazioni, che l’Amministrazione realizza per questa nuova espansione. E’ questo il caso ad esempio dei quartieri realizzati intorno all’insediamento di Primavalle.

Viceversa ampie lottizzazioni abusive , pure sviluppatesi negli anni 70 , come Torre Angela ecc, vengono in qualche modo servite, urbanizzate attraverso nuovi interventi di edilizia pubblica, come ad esempio il Peep di Torbellamonaca , che con i suoi ampi standard di servizi, migliora l’assetto complessivo di quel territorio, anche se le scelte di modello abitativo, l’eccessiva concentrazione di strati sociali deboli, la  organizzazione del quartiere , nonché la mancata completa realizzazione dei servizi e soprattutto la gestione successiva, evidenziano, oggi, molti gravi problemi di degrado e vivibilità del quartiere.

Inoltre, un ulteriore parte dello sviluppo abusivo si è  concentrato a ridosso di nuclei agricoli dell’Agro ancora agricolo, con radici storiche, anche molto antiche. Questi insediamenti , a seconda dei contesti, convivono a volte con l’agricoltura, frazionata, spesso perpetuandone alcuni modelli, ma compromettendo la struttura dell’ Agro. Ad esempio nella zona est, Castelverde ecc, alle pendici  dei castelli romani, dove piccole vigne si alternano a villette, piccoli edifici, viottoli, campi agricoli, orti spontanei, o come Prato fiorito , immerso nelle aree dei campi dell’ Acqua Vergine.

Questi insediamenti spontanei, tutti rivolti  al massimo sfruttamento della proprietà privata, collocati nell’Agro  hanno consumato molti terreni, sono organizzati con strade strettissime, senza marciapiedi, senza parcheggi,  con la difficoltà per l’Amministrazione di realizzare reti d servizio pubblico , come luce, gas, acqua e fognature, di reperire lo spazio pubblico per piazze,  parchi e servizi vari.

Manca così totalmente lo spazio pubblico per i necessari standard di servizio, mancano scuole, centri culturali, ecc.

Nel tempo  tali realtà, pressocchè ignorate dalla gestione urbanistica, si sono consolidate e ancor oggi si continua a costruire senza regole, solo la proprietà privata del catasto dei terreni  agricoli sembra regolare tale sviluppo disordinato, che peggiora gravemente la compromissione del tessuto urbano..

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La rilevanza di questa vasta  espansione abusiva, che ovviamente contrasta fortemente con assetti urbani basati almeno su standard di servizi, sulla struttura pubblica di strade, servizi, spazi pubblici ,e quindi di vivibilità, risulta paradossalmente quasi ignorata nelle  politiche gestionali, nelle stesse strategie di piano e di rigenerazione dei tessuti della città . Le problematiche sono affrontate solo in base alle norme nazionali per sanare l’ abusivismo che prevedono l’impegno degli oneri da pagare per realizzare, attraverso i  Consorzi dei proprietari, le urbanizzazioni necessarie, sulla base di piani particolareggiati di zona “O”, che vengono redatti alla fine degli anni 90.

Il PRG di Roma  del 2008 non affronta specificamente questa problematica, che si colloca  prevalentemente nella categoria “città da ristrutturare” e nella “città della trasformazione”, non sono previsti piani o programmi specifici e per tali tessuti si possono applicare tutte le misure previste per altre parti della città.

Sul piano degli strumenti urbanistici specifici messi in campo negli anni 90, si individuano solo i vecchi Piani particolareggiati di zone O, ormai quasi tutti  già scaduti, questi tessuti, pertanto, sono privi di attenzioni particolari, anzi permangono i diritti edificatori e si applicano le stesse regole che sulle altre aree di sviluppo legittimo. Ad esempio è stato applicato il piano casa ed altre norme, derivanti da leggi come Legge Regionale 7/2017, per la rigenerazione urbana ed il recupero edilizio, che consentono aumenti di cubatura con evidenti disastrose conseguenze. Non è possibile, peraltro, espropriare le aree per ristrutturare questi insediamenti, per cui le previsioni di aree per interventi pubblici rimangono una chimera.

In questo ambito di conurbazione dell’area metropolitana che ha consumato prezioso suolo dell’Agro , a  ridosso di nuove operazioni di lottizzazioni e di questo magma confuso di edilizia illegale, lungo le grandi arterie di mobilità, negli ultimi 20 anni, si è sviluppata la grande distribuzione commerciale con centri  e poli commerciali, con ampia capacità attrattiva a livello metropolitano pur nella mancanza di adeguate strutture di mobilità.

Nel Piano Regolatore del 2008 per queste aree , semplicemente comprese nella “città  da ristrutturare e/o della trasformazione”, non sono previste tutele specifiche o strumenti adeguati, pur avendo gravi problemi irrisolti di urbanizzazione,  servizi pubblici, la necessità di spazi pubblici, sono previsti invece nuove possibilità edificatorie per i Toponimi perimetrati, immersi nell’ Agro.

“Autopromozione” del territorio nella città abusiva , i Consorzi.

Nelle zone ex-abusive del Comune di Roma, in base alle norme nazionali per sanare l’ abusivismo , e agli specifici piani particolareggiati, oggi in gran parte scaduti. si è sviluppata una modalità di intervento denominata “autopromozione”, che prevede il coinvolgimento diretto dei cittadini nei lavori di realizzazione di opere di urbanizzazione”, ed anche realizzazione di servizi, attrezzature . I cittadini, si riuniscono in associazioni e Consorzi per realizzare direttamente tali opere pubbliche con i fondi dovuti per il condono degli abusi edificatori. Le forme di autopromozione del territorio riguardano: l’attuazione dei Piani particolareggiati per le zone ex-abusive,  cosiddette zone “O”, zone perimetrate.

L’esecuzione dei lavori, attraverso i Consorzi, garantisce sia la condivisione degli obiettivi, sia la realizzazione e la successiva gestione del bene, in quanto frutto dell’opera comune.

Finora, circa 40.000 cittadini si sono organizzati in 40 Consorzi di autorecupero. Molte delle urbanizzazioni primarie sono state già realizzate, ma ora la scadenza intervenuta dei piani rende complesso realizzare i servizi necessari, perché non è più’ valido il vincolo di esproprio dei terreni.

Capitolo a sé riguarda la progettazione ed attuazione urbanistica delle “ zone di espansione spontanea” denominate “toponimi”, proprio perché identificati in località del territorio agricolo. Piccole realtà in parte ex abusive, immerse nella campagna,  perimetrati e non, che rappresentano gravi forme di consumo di suolo dell’ Agro per obiettivi a carattere prevalentemente residenziale, che appaiono, totalmente speculativi.

Una grave minaccia per l’Agro e lo sviluppo ordinato della città . Il PRG del 2008 con l’art 55 “Nuclei di edilizia ex abusiva da recuperare” relativo ai nuclei individuati con perimetri nell’ elab 3 Sistemi e Regole, consente di fatto una sorta recupero ma anche di sviluppo edilizio frammentato nell’ Agro, peraltro  si prevede che gli standard di servizi possono essere trovati all’esterno del toponimo.

Piani particolareggiati zone ex abusive 

L’abusivismo ed i piani particolareggiati

 

La città della trasformazione piani particolareggiati